Nel mio romanzo Il Dittattore affronto il tema della leadership sul lavoro. Il protagonista è un capo che ha paura di essere ingannato da chi gli vive attorno, sia sul lavoro che nella vita privata. Molti lettori mi hanno scritto per sapere se avessi preso spunto nell’ambito del loro posto di lavoro. Questo mi ha fatto capire che il personaggio ispirato al protagonista no nera così isolato nel mondo come credevo. Molti sanno trovare nei propri capi ciò che non vorrebbero, ma la domanda è: come deve essere un buon capo? Leggendo sul web ho trovato alcune caratteristiche e regole, ve le riporto qui sotto. Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate e se, nella vostra vita lavorativa, avete trovato capi con queste caratteristiche.

1.Leadership con l’esempio: occorre essere, innanzitutto, un esempio, un motivatore e trasmettere in modo chiaro e senza distonie i valori e la visione d’impresa.
2. Trasparenza: lavorare molto sulla comunicazione, compresa la parte sempre più difficile, cioè quella legata ai responsi negativi (dare quelli positivi è molto più semplice).
3. Focalizzazione al raggiungimento dei risultati: trasmettere tranquillità e serenità, ma anche orientamento all’obiettivo (stress ed eccessiva emotività sono destabilizzanti per i collaboratori).
4. Imparzialità: utilizzare una metrica di valutazione delle prestazioni oggettiva per tutto il team di lavoro.
5. Organizzazione: pianificare il proprio lavoro e quello degli altri, che significa, per esempio, presentarsi puntuale alle riunioni o definire aspettative e piani d’azione in modo chiaro.
6. Capacità di ascolto: prestare attenzione ai collaboratori nelle sedi e nei modi prestabiliti, senza essere tuttavia un confessore o, peggio ancora, un fratello maggiore.
7. Decisionismo: incertezza e tentennamenti sono nocivi all’organizzazione e minano l’autorevolezza del capo.
8. Etica: valore essenziale di per sé, è anche ormai un presupposto richiesto da tutte le organizzazioni più evolute, in quanto fattore intrinseco di successo per gli affari.
9. Empatia: saper riconoscere e anticipare i bisogni dei collaboratori consente di ottenere il meglio da loro.
10. Divertimento: sebbene sia una componente alcune volte trascurata, come se fosse incompatibile con un approccio serio e rigoroso, saper introdurre un elemento di divertimento e di passione consente di cementare il team e aumentare l’impegno, il coinvolgimento e senso di appartenenza.

Un altro articolo rivelava le cinque caratteristiche per essere un buon leader. Le riporto qui sotto:

Concentriamoci sui leader/capi autorevoli e “inspirational”: chi sono? Come si comportano? Cerchiamo anche di capire cosa possiamo imparare da loro per diventare un buon leader carismatico.

1. Sono innanzitutto positivi

Non si lasciano condizionare dalle situazioni negative, perché sanno che la negatività è un circolo vizioso che porta solo altra negatività e quindi un ambiente professionale cupo, avverso e sfavorevole porterà solo demotivazione. Sono bravi quindi a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno in ogni situazione.

2. Sono vulnerabili e quindi autentici

Chi ha detto che mostrare i propri sentimenti sia deleterio? Ti hanno insegnato fin da bambino che mostrarsi vulnerabili è un’arma a doppio taglio e che finisce inevitabilmente per danneggiarti. Ci credi davvero? O come me hai avuto modo di sperimentare che non sempre è così? Mostrare di avere dei limiti, essere te stesso e non forte a tutti costi, ti trasformerà in una persona autorevole, di cui le persone si fideranno e con cui potranno parlare liberamente condividendo le loro preoccupazioni ed idee.
Trincerarsi dietro il proprio ruolo crea una barriera tra i capi ed i loro team che hanno invece bisogno di una guida che sappia aiutarli a superare problemi ed ostacoli.

3. Ascoltano senza giudicare

Un buon capo sa ascoltare le persone che collaborano con lui, non “sente” solo quello che gli serve o gli fa comodo. Avere sempre la porta aperta e predisporsi ad accettare tutti i feedback del proprio team, positivi e negativi, sono la base per creare un rapporto di fiducia e di crescita. Lasciando fuori il giudizio e quindi non trattando diversamente chi si esprime negativamente.
Un ambiente professionale dove è consentito dissentire è foriero di innovazione, produttività, crescita e positività.

4. Commettono errori e lo ammettono

Nessuno è perfetto. Ma qualche manager pensa di essere la reincarnazione di qualche divinità onnisciente. Un capo onesto che ammette i propri errori ed è in grado di imparare da essi, guadagna rispetto e allo stesso tempo crea un ambiente di lavoro trasparente.
Un ambiente dove implicitamente si dà a tutti il permesso di non aver paura di sbagliare è un ambiente ricco di iniziative, dove le persone sanno di poter sperimentare e rischiare, consapevoli di avere qualcuno che non li mortifichi per questo.

5. Hanno la “visione”

I più grandi leader sanno esattamente dove stanno andando. Il discorso di Martin Luther King “I have a dream” va esattamente in questa direzione. Attraverso azioni, parole, credenze e strategie i leader sanno come è fatto il futuro verso cui si vogliono dirigere e possono dimostrare agli altri esattamente come arrivarci.

Abbiamo tutti un capo e vorremmo che si comporti come abbiamo appena letto. Ma quando siamo noi il capo, ci comportiamo così? Nel mio romanzo Il Dittattore, il capo ne combina di tutti i colori prima che qualcuno cerchi di renderlo inoffensivo. Se vuoi saperne di più puoi scaricare l’anteprima da Amazon.

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